LAGUNA KAYAK IST DAS GANZE JAHR GEÖFFNET

A pelo d'acqua "Tornare a casa"

Vivere la Laguna Nord, un colpo di pagaia alla volta

  • Non ho scoperto la Laguna.

    Ci sono nata dentro.

C’è un silenzio che conosco da sempre. Non è quello che arriva dopo, quando il mondo resta indietro. È un silenzio antico, che mi accompagna da quando ero bambina e correvo tra le calli di Burano con il vento salato addosso.

Sì, sono nata a Burano, un’isoletta dove l’orizzonte cambia continuamente. Qui la terra affiora e scompare, l’acqua decide il ritmo delle giornate, il vento muta le regole senza chiedere permesso. Da quindici anni vivo a Treporti, ma non mi sono mai davvero allontanata da questo mondo. La laguna non è uno scenario: è il mio campo di gioco, il mio spazio di crescita… e certi luoghi non sono solamente un indirizzo: sono un modo di respirare.

Per anni, però, l’ho vissuta correndo.

L’ho attraversata in affanno per gran parte della mia vita, con scopi diversi: la scuola, il lavoro, gli amici e lo sport.

Il kayak era allenamento, fatica, obiettivi precisi. Mi sono sempre allenata in laguna. Qui ho imparato a resistere quando le braccia bruciano e il fiato si accorcia. Qualche gara l’ho corsa anche tra queste acque, anche se la maggior parte si svolgeva in laghi e bacini di acqua dolce, su campi ordinati, con boe perfettamente allineate.

Lì l’acqua è regola.

Qui l’acqua è carattere.

Ho avuto soddisfazioni importanti a livello nazionale. Ho imparato cosa significa disciplina, concentrazione, sacrificio. Lo stesso spirito che porto da sempre nel karate Shotokan: il gesto essenziale, la precisione, il rispetto. Sono stati anni intensi, costruiti con costanza.

E insieme allo sport c’era la vita: il lavoro, le responsabilità, la scelta di garantire stabilità alla mia famiglia. Ho sempre creduto nel valore dell’impegno e non mi sono mai tirata indietro.

Poi, a un certo punto, mi sono fatta una domanda semplice: sto vivendo davvero ciò per cui sto lavorando così tanto?

La sicurezza è importante. Ma non basta se non ti godi il tempo, il luogo, le persone.

La laguna era sempre lì. Non come traguardo, ma come presenza. Anche quando correvo, anche quando cercavo il secondo in meno, sapevo che quell’acqua aveva qualcosa che andava oltre la prestazione. La mano che sfiora l’acqua, il fruscio leggero sotto lo scafo, il vento che ti ricorda Burano… sono piccoli dettagli che parlano più delle gare e di qualsiasi medaglia.

Ho capito che volevo condividere quello sguardo.

Chiunque può sentire cosa succede quando il ritmo rallenta e inizi a percepire il movimento dell’acqua sotto di te.

Per permettere agli altri di vedere quello che ho sempre visto io, ho dovuto cambiare approccio. Rallentare. Smettere di misurare e iniziare ad accompagnare.

Aprire la mia attività non è stato un salto nel vuoto. È stato un ritorno consapevole. Un modo diverso di restare dentro la laguna, e starci più a lungo.

Oggi la mia pagaia non cerca solo velocità. Cerca connessione.

Ogni volta che qualcuno, accanto a me, si accorge del silenzio che cambia o del fruscio dell’acqua contro lo scafo, sento che la scelta fatta è quella giusta.

E quando il sole cala e tutto sembra sospeso… resto lì, con la Laguna, e sento che questo è il mio posto.